Sembrava una giornata come le altre. Un martedì da trascorrere più per ossigenare i polmoni con lo iodio emesso dal mare, ritemprarsi al sole e vivere momenti di pace e serenità con alcuni amici. Un giro programmato da tempo, che ci avrebbe portato al convento dei cappuccini di Belvedere, invece, ci si ritrova ancora una volta nel santuario paolano di San Francesco. Una pura e semplice passeggiata ma con una motivazione in più: rivederci dopo un mesetto di tribolazione con il telefonino in avaria totale del fuscaldese Armando Nesi. Qualche giorno dopo il neopresidente del club dei prof in cammino compirà 93 anni, una tappa per quest’uomo loquace che ama trasmettere valori, soprattutto amicizia e condividere giornate con le persone più care. Con questa idea rilassante e piena di propositi ci dirigiamo con l’amico fraterno Cesare a casa di Armandino e poi il passeggio sul sagrato della Basilica a Paola. Dopo aver visto e fotografato il sarcofago degli Spinelli nella cappella in cui sono conservati le reliquie di san Francesco, apprendiamo che questa nobile famiglia fuscaldese contava tanto sul tirreno e la stessa Fuscaldo era più nota di Paola che si ampliò successivamente grazie al santo divenuto il patrono della Calabria. Fuscaldo e Paola si dividono in tante cose, restano dei retaggi culturali che si superano e si comprendono ma non si annullano. Per la prima volta non ci sono tanti pellegrini, anche nella cappella del santo sono in pochi a pregare, probabilmente la giornata settimanale e dopo le vicissitudini ambientali dei giorni scorsi ha invitato i devoti a pregare a casa. Presto il santuario aprirà le porte alla reliquia del sacro transito del Poverello di Assisi in Calabria per gli 800 anni dalla morte di san Francesco d’Assisi con i Frati Minori impegnati in questa peregrinatio per tutta la regione. Sono momenti ed occasioni di poter pregare, anche se ultimamente, è preferibile far prevalere il silenzio e la meditazione per ritrovare un equilibrio interiore sempre più pervaso da avvenimenti di cronaca che rendono la società vulnerabile e attaccabile dal maligno. Sotto un cielo azzurro anche se la giornata diventa pungente e frizzante, ci spostiamo in un luogo incantevole, ancora presto per renderlo accogliente sotto ogni punto di vista, perché la stagione estiva è da venire e fa un po' freddino. La vista sul mare è superlativa, lo sguardo spazia sino a San Lucido che si erge come se fosse Le Mont-Saint-Michel francese, il litorale si intreccia con il lungomare di Paola e di Fuscaldo. La quiete è dettata dall’unico rumore che è il cinguettio degli uccelli che svolazzano tra gli alberi. Maestosi fusti che si ergono in altezza e popolano la strada che con curve e controcurve oltrepassa il valico della Crocetta per mettere in comunicazione la marina sul Tirreno e la città di Cosenza nella valle del Crati. Un percorso che resta nostalgico, che nessuno più utilizza, preferendo lo scorrimento veloce, ma che è necessario fare almeno una volta. Per noi che abbiamo una certa età ricordiamo bene questo tracciato, così come le rotaie che attraversano la montagna in una galleria ripida con il treno a cremagliera. Oggi tutto questo sembra obsoleto, la modernità ha portato la distanza a soli pochi minuti tra la costa e l’entroterra della provincia di Cosenza, una rapidità impensabile sino a qualche anno fa. Presso l’agriturismo e il b&b il Casello, da 50 anni, una donna ed una famiglia accolgono turisti e vacanzieri che vogliono nutrirsi di frescura, grazie alla montagna alle spalle e di buona cucina. La conoscenza della proprietaria con il giovanissimo Nesi, che sta vivendo la sua giovinezza perché si sente ancora utile a questa società mordi e fuggi, perché gli amici preferiscono attingere alla sua fonte del sapere anziché abbeverarsi in fontane a singhiozzo che mal ricordano oppure deludono in cultura e narrazione, prevale nel rapporto inziale per acclimatarsi. Qui, con lo sfondo di una tenda, in mezzo a foto del marito della signora che è stato un grande portiere della paolana, in mezzo a tavoli che fra qualche mese saranno popolati da gente a pranzo, lo spazio e soprattutto la quiete è ideale per una ulteriore intervista ad Armandino Nesi che compirà a giorni i suoi 93 anni. Il suo racconto si fa sempre più intrigante, perché illustra aneddoti condivisi con amici con i quali hanno fatto parte della sua gioventù, provando una serie di emozioni in situazioni ritenute anche imbarazzanti. Per esempio con un amico d’infanzia da casa sua si è ritrovato ad accompagnarlo nel salernitano e da lì continuare sino a Milano e poi emigrare sino a Praga. La narrazione si fa così invitante e la curiosità aumenta, per capire il perché si andava in una nazione con un carico di calze da donna. Lasciamo ai lettori indovinare la materia prima che in special modo il suo amico di larghe veduta e molto colto, riusciva ogni volta a sorprenderlo. Pur causando dei disagi veniva perdonato per la sua genialità. Oppure rientrare con l’auto con tante pellicce, andare a dormire in albergo e ritrovare l’auto bella che ripulita al mattino. Altro esempio dormire tra due pellicce, infatti quest’amico commerciava in lussuosi capi d’abbigliamento. Fermiamoci a dormire tra due pellicce, altro è meglio non aggiungere, perché chi li indossava non erano dei manichini. Meraviglioso filmare la lucidità dei ricordi di Armando Nesi, il quale non dimentica nessuna virgola o punto e virgola nel racconto e ci ha fatto letteralmente scialare divertendoci. Sono quelle ore non programmate ma improvvisate che rendono un imprevisto motivo di fuori programma da incorniciare. Se alcuni passaggi sembrano ripetitivi, basta un nulla perché si illuminano i ricordi e spaziare con la mente in luoghi lontani, incantevoli, episodi trascorsi con persone che ti restano nel cuore, con le quali hai condiviso esperienze che oggi puoi raccontare. E la narrazione la fai con il sorriso, pur restando a volte buggerato, rimettendoci anche, ma il fatto è talmente eclatante da far circolare dentro di te tanta allegria. Il momento però si fa più suggestivo, i profumi della cucina prendono il sopravvento, la pancia si agita, le pupille gustative non si vogliono fermare ai soli odori, ma vogliono assaggiare, vogliono nutrirsi di prelibatezze di carne da maiale appena macellata. L’arrivo del monaco pacciu, così noto il frate dei Minimi, padre Casimiro, porta ulteriore allegria che si manifesta in un abbraccio che non è solo piacevole e materiale, ma è di natura spirituale, perché in esso si vive l’atmosfera della vera amicizia, di voler condividere anche solo qualche momento di sana compagnia. Gli sguardi si trasformano in sorrisi, la delizia dello stare assieme ci proietta in quel mondo che, probabilmente, per noi in età, è qualcosa che desideriamo più di ogni altra cosa e che i giovani capiranno fra qualche anno. L’appuntamento è per un dopo compleanno con tutti i personaggi che fanno parte del club, il presidente ci dice quanta gioia ha provato ad essere eletto all’unanimità, augurando ad ognuno di seguirlo sino in fondo perché c’è tanto ancora da fare. questa semplicità, generosità, coraggio, umanità, contagia tutti noi e per fargli una sorpresa la lettura di una lettera molto profonda che ha animato in special modo i silenzi rotti da una commozione vera ed autentica. La discesa alla marina, i gradi di temperatura del dolce tepore più appropriato al nostro corpo, ma quei momenti di frescura per ciò che è avvenuto e per come è avvenuto rimarranno scolpiti, chi dice nel cuore e chi nell’anima, sceglie il lettore il termine giusto e la fine di questo articolo che ha dipinto una giornata sotto il segno e la benedizione di San Francesco di Paola.
Ermanno Arcuri

