Poveri interisti che credono che gli juventini rosicano per la sconfitta immeritata, anzi, una ladrata legalizzata. Con le decisioni dell’arbitro La Penna nel big match tra Inter e Juventus, con l’espulsione di Kalulu ha decretato il de profundis di uno sport che ha aperto le porte alla politica e alla ‘ndrangheta. Qui non si tratta di vestire i colori di una squadra, c’è l’insurrezione di tutto l’ambiente sportivo che riconosce falsato un campionato indirizzato. Non si tratta, quindi, di una sola partita. Due i concetti fondamentali: il primo è che se il calcio continua in questa direzione ci resteranno solo i tifosi di una singola squadra che per giunta non potrebbe iscriversi non solo a questo campionato, ma anche ad altri già archiviati. Che è stata una scellerata decisione verso chi non ha fatto niente falsando la continuità della partita, lo dicono anche chi è tra l’albo del giornalismo nerazzurro, ciò la dice lunga sul fatto di cosa è successo ieri sera; il secondo punto del perché il calcio è morto è per il fatto che non esistono più i concetti di sportività. Il pseudo difensore Bastoni simula platealmente e poi in faccia a Kalulu festeggia l’espulsione del collega, invece, era proprio lui a dover lasciare il campo perché si è macchiato della colpa a vita di simulatore che non dovrà mai più essere convocato in nazionale per dare un esempio a tutti. Un marchio di antisportività che lo contraddistinguerà per la vita, non diciamo nulla di chi ha giocato meglio perché a questo punto non serve più parlare di calcio, lo fa solo ed unicamente chi non ha altro hobby, tutti i commentatori esteri hanno ripetuto la stessa cosa che l’Inter ha giocato in 12, a perdere questa volta non è stata la Juve ma il calcio italiano dominato da figure incompetenti per non usare altri termini più idonei. Gravina e tutti i suoi accoliti compreso l’Aia devono dimettersi di fronte a questi ed altri evidenti “errori” che penalizzano tutti e delineano la classifica costruita a tavolino. Il mister Gasperini l’aveva detto in questi giorni che ci sono ex arbitri che in alcuni club insegnano come prendere per i fondelli chi dirige sul campo di gioco. Quel bel calcio, duro e combattivo, dove gli errori alla fine si pareggiavano, questa volta non è più così perché si va avanti ma tutti sanno nell’ambiente come esso stesso risulta inquinato senza antidoto. Chi è più forte non ha bisogno di “aiutoni” per vincere! Il calcio italiano è morto ad ucciderlo si sa chi è stato.
Ermanno Arcuri

