LA PAROLA DATA

Castiglione Cosentino “la parola data”. Lo scorso dodici settembre, l’associazione “più di cento” ha organizzato l’incontro, presso la Chiesa Madre, immersa tra gli ulivi, in una suggestiva scenografia, una serata, dal clima meraviglioso, la discussione di un argomento molto delicato ed impegnativo. A ricevere gli ospiti, il presidente dell’associazione “più di cento”, Salvatore Magarò, già consigliere regionale per più legislature ed ex sindaco del borgo che domina dalle sue colline una incantevole vista sulla città di Cosenza e Rende. I saluti istituzionali affidati all’assessore Francesco Alberto, mentre relatori ed ospiti hanno assistito alla performance, in apertura, del concerto dei violoncellisti dell’orchestra Suzuki-Talent Center di Cosenza diretti dal M° Fausto Castiglione. “Nessuna società riuscirà mai a vivere e prosperare se il principio di mantenere la parola data non viene impegnato fin dall’infanzia”, ciò che recita la locandina per promuovere l’iniziativa, che ha visto partecipare il docente Unical, Enrico Caterini; Anna Maria De Luca, dirigente scolastico; Renato Guzzardi, docente Università di Roma Tor Vergata; Nicola Paldino, presidente BCC Mediocrati e Giuseppe Satriano, arcivescovo di Rossano-Cariati. Gli illustri relatori, coordinati dall’avvocato Salvatore Giorno, membro della stessa associazione organizzatrice, hanno determinato una pacata discussione in cui è emerso l’importanza che un tempo aveva la parola data, quel patto verbale tra uomini che sanciva ogni accordo e simboleggiava l’intelligenza e la genuinità dei rapporti, oggi tutto questo non esiste più, una promessa è pari a nulla, specie in politica, come si è fatto menzione. Infatti, tutto questo rende più povera di valori una società che va sempre più verso il declino umanistico, a prevalere è la tecnologia alla quale è affidato il nostro domani. L’argomento interessante è stato affrontato da molte angolazioni, da quella finanziaria a quella morale, per concludersi con l’insegnamento nelle scuole, dove un genitore deve mantenere verso i propri figli la promessa e quindi la parola data, affinché anche la scuola possa proseguire in questa direzione e fare meglio con credibilità. Renato Guzzardi, per l’occasione ha raccontato una storiella balcanica, dove una giovane va in sposa perché il fratello promette alla mamma di riportare a casa la sorella in caso di bisogno. Ciò avviene puntualmente anche dopo la morte del fratello, mantenendo la parola, la promessa viene esaudita. Oggi più che mai la parola data non è di nessun conto sin dal momento in cui la stessa viene sancita con una stretta di mano. Purtroppo, non è la stessa stretta di mano che aveva un gran valore un tempo, più di tante carte firmate. Intrigante argomento, che ha messo a dura prova i relatori, peccato non esserci stato contraddittorio e cioè aver dato la possibilità di domanda al pubblico, che avrebbe spaziato ancora meglio, qualificando ulteriormente il nobile intento di ragionare su concetti da recuperare e non lasciarli perduti completamente. Le domande dei giovani avrebbero migliorato ed integrato l’esempio rivolto a loro, ciò di cui non hanno vissuto, quando la parola era sacra per chiunque, ritenuto un disonore non rispettarla. Comunque, la scelta della location e l’argomento trattato, inserito in un programma che sta sviluppando l’associazione “più di cento”, comprova la dinamicità e la capacità d’osservare la società di oggi e trovare nelle metamorfosi la possibile correzione per tornare ad una qualificata vivibilità che oggi non esiste più malgrado il progresso di cui si parla e si scrive. Anche la Chiesa deve fare la sua parte in questa direzione, non dimenticando la parola del Vangelo, una società moderna non può dirsi emancipata se dimentica il proprio passato, la storia da cui si proviene, che ha maturato il raggiungimento del benessere. Il moderatore Giorno ha punzecchiato i relatori, convinto di assicurare alla discussione ampi motivi d’ascolto e così è avvenuto, gli stessi relatori, hanno indirizzato gli interventi verso un percorso di predisposizione ad una cultura della parola data su cui si basava la società povera di materializzazione, ma più ricca di idee, di morale e di memoria.

                                                                                  Ermanno Arcuri

                                                                                  ermanno.arcuri@tiscali.it