SPIRITUALITA’ E POLITICA DI MONS. FRANCESCO SAVINO

L’ultima chiamata alle urne a livello nazionale del 25 settembre scorso ha fatto scattare in me la decisione di seguire il maggior partito, il più numeroso, e cioè quello dell’astensione. Sarebbe stata la prima volta far parte di questa frangia in cui non ha più radicata alcuna speranza nella classe dirigente che di volta in volta ci governa. La fortuna di aver ricevuto in dono un libro dal titolo “Spiritualità e politica”, scritto da S.E.R. Mons. Francesco Savino, letto e riletto ha portato una luce interiore di speranza. Uomo di grande esperienza e di saggezza il monsignore, oratore infallibile ed infaticabile, personaggio illustre che ha fatto tanto per i giovani. Ho avuto modo di essere ricevuto presso la sede vescovile di Cassano allo Jonio e l’incontro con il Mons. Francesco Savino è risultato molto proficuo, anzi, direi proprio sbalorditivo. Infatti, ho accolto con piacere ed onore il libro con sottotitolo “Aldo Moro, Giorgio La Pira, Giuseppe Dossetti”, sono stati folgoranti gli argomenti trattati. Una giornata memorabile che ti trasforma. Solo due volte ho avvertito questa profonda fede in persone carismatiche. La prima volta a Bari con un sacerdote mai più visto, eppure mi attendeva in chiesa, queste le sue parole. Io all’epoca militare in libera uscita vagavo per la città e da anni non mettevo piede in chiesa. Quel sacerdote mi venne incontro sul gradino e mi accolse come un amico di vecchia data, appunto, mi attendeva, e così ho ritrovato la retta via. E’ successo la stessa cosa, ancora con un pugliese, Mons. Savino personaggio carismatico e ricco di fede, ha letteralmente colmato quei vuoti che ci portiamo dentro e l’ha fatto anche con gli amici del gruppo. Una sensazione unica, di serenità, che abbiamo condiviso sia io che Franco e Francesco. Il potere di trasmettere non solo attraverso le parole ma con gesti e modi, è patrimonio di autorità colte e preparate. E così l’uomo di fede invita a leggere i profili di statisti che hanno forgiato la mia cultura politica ed umana, specie Aldo Moro, un democristiano al quale è stato vietato la rivoluzione democratica, addirittura con la morte, che se fosse andata in porto non ci sarebbero state seconda e terza Repubblica, con onorevoli che conoscono poco e nulla la costituzione e soprattutto hanno determinato il disamore della gente per la politica, rimpiangendo i partiti che non ci sono più. Scrive Mons. Savino: “Moro, La Pira e Dossetti, pur nell’articolazione delle rispettive posizioni politiche e, soprattutto, nella differenza di modalità con cui tentarono di tradurre la comune ispirazione ideale, raccolsero, memori della lezione personalistica, l’invito di Jacques Maritain a intendere lo Stato in senso strumentale e non finalistico…lo Stato non può mai ergersi a fine ma deve sempre essere ricondotto alla propria specifica natura di mezzo. E in questo quadro la politica, in quanto arte del buon governo della polis, ha responsabilità di costruire un ordine sociale centrato su condotte pubbliche tese alla protezione e alla valorizzazione della persona umana”. Quale politico affronta così alti concetti, in Italia non ne conoscono nessuno. L’alto prelato, vescovo di Cassano all’Jonio, mi ha guardato intensamente negli occhi durante il nostro incontro per la consegna dell’assegnazione Oscar 2022, con la motivazione di vescovo della pace, ma cosa ha visto nel mio sguardo? Tutta la mia ammirazione, sicuramente ha intuito l’interesse a fare chiarezza perché in questo mondo che viviamo sono troppe e tante le nefandezze ad ogni livello che si materializzano quotidianamente. Il libro che custodisco gelosamente ha indirizzato la mente a scegliere bene. Ne sono più che sicuro. In appendice i messaggi agli uomini e alle donne impegnati nelle Istituzioni politiche della Diocesi di Cassano all’Jonio, stesse raccomandazione che ha rivolto al sindaco di Bisignano, Francesco Fucile, presente all’incontro. Già dalla prefazione curata da Piero Coda “Se la politica ritrova l’anima”, apre la mente e il cuore “oggi come ieri e come domani: di far ritrovare l’anima all’inderogabile impegno nella politica di chi, certo, per dono si vuole discepolo del Cristo…Perché la politica – non possiamo né dobbiamo dimenticarlo – altro non è se non l’esercizio più alto dell’amore, di quell’amore vero, pieno e integrale che il Vangelo annuncia e in cui risiedono il senso e il destino del nostro essere e del nostro vivere”. Copia di questo libro dovrebbero averla ogni parlamentare, anche chi da molte legislature siede sugli scranni di Camera e Senato deliberando leggi che, spesso, sono in contrasto con le esigenze ed il pensiero delle persone. Ma ciò che più ha attirato la mia curiosità leggendo il volume, che spero un giorno avrò l’onore di farmelo autografare con dedica, è radicalizzare l’attenzione che spiritualità e politica non sono linguaggi differenti, ma a volte ciò che distoglie dalla via maestra sono i fini. Di Aldo Moro, pugliese come lo stesso Mons. Savino, il libro ci racconta: “l’atmosfera che regnava nella società che era di grande tensione e di grande paura, e Moro, che aveva consapevolezza dei rischi che stava correndo non solo l’associazione e la Chiesa ma l’intera comunità nazionale, decise di privilegiare, all’interno del cammino associativo, la dimensione religiosa e liturgica, indicando come ambito dell’esperienza non uno spazio fisico ma spirituale”. Ricordo perfettamente quei giorni terribili, sicuramente tra le pagine più nere del Paese e della democrazia. Apprezzavo, stimavo e seguivo l’on. Moro, una mente superiore prestata alla politica del tempo, rileggere il personaggio anche in abiti spirituali ha rasserenato il mio animo, perché la tragedia e il martirio di Aldo Moro deve essere da monito alla democrazia attuale che sempliciona giustifica malefatte e, purtroppo, in alcuni casi li alimenta. Pochi giorni al voto del 25, l’incontro con il monsignore è avvenuto il 16 settembre, quindi, restava poco tempo per avere un’idea più chiara sul futuro della nazione, perché anche un voto ne può determinare l’indirizzo, è ciò in cui crede la mia coscienza. E così scorro le pagine che rileggo per comprendere meglio, sono profonde ciò che scrive il caro vescovo, se da una parte mi conforta dall’altra mi allarma per come le cose in Italia sono cambiate. “Il Pignone fu sicuramente il caso più importante e più clamoroso che La Pira riuscì a risolvere, ma non fu l’unico – scrive Mons. Francesco Savino – Infatti, dovette intervenire per impedire i minacciati licenziamenti anche alla Richard Ginori, alla Fonderia delle Cure, alla Manetti & Roberts e presso altre aziende minori. Sicuramente La Pira era una persona preparata, decisa, consapevole del proprio ruolo, ma c’è da pensare seriamente che fosse assistito in maniera speciale dalla mano del Signore”. Qualcuno dirà che il Signore è ovunque ed in ogni luogo, chi, invece, non pensa affatto che possa interagire o interferire sull’uomo ritenendo quel “libero arbitrio” concetto filosofico e teologico in cui domina la volontà, la possibilità di scelta. Ma per chi ha radici profonde cattoliche, non c’era festa santificata che mia madre non indirizzasse l’interesse di noi figli per ciò che nell’aldilà esiste davvero, un Dio capace di amarci tutti, buoni e cattivi, lasciando liberi chi fa del male che possa redimersi. E così il libro “Spiritualità e politica” mi consente l’opportunità di fare un esame introspettivo e retrospettivo, rivedere anche me stesso e il percorso di vita. Sembrerà strano, ma non lo è affatto, un libro che parla di politica può avere così peso? Se avrete modo di averne copia e di leggerlo con attenzione c’è anche di più di quello che in modo umile e semplice sto cercando di evidenziare. Essendo un articolo e non un saggio, la sintesi incombe e lo fa in questo caso violentando il mio animo che si appresta a restare meravigliato nell’apprendere che: “il 1930 segna una svolta nella sua vita – scrive Mons. Savino di Giuseppe Dossetti – egli inizia il suo impegno all’interno dell’Azione Cattolica, in modo atipico, ossia né per la militanza a livello organizzativo-ecclesiastico né per la partecipazione alla parte intellettuale del movimento, ma per sostegno alle opere a favore degli emarginati; queste opere si concentrano intorno all’Oratorio di S. Rocco, sotto la direzione di Dino Torreggiani, un sacerdote carismatico che fa convivere l’attenzione agli zingari e ai carcerati con la ricerca di una severa perfezione interiore”. Certi incontri non nascono per caso e il mio forte interesse a conoscere l’uomo di fede, chi nella propria dimora mi ha fatto sentire a casa mia, era scritto. Io ho colto con entusiasmo l’esempio di maestro spirituale di vita e mai potrei rivolgermi con il tu, pur avendo avuto questo onore, ma resterà sempre l’Eccellenza in tutti i sensi, anche per aver meritato un alto riconoscimento quale personaggio dell’anno. Me ne torno soddisfatto, più ricco culturalmente e spiritualmente. Un incontro, un momento di vita e di fede da non dimenticare e che spero al più presto si possa nuovamente ripetere.

Ermanno Arcuri