MILANO: “UN VELO IN MUSICA” ANCHE FRANCESCO ROSE NEL GRUPPO

Ci sono tante forme di fare cultura, di essere sensibili, di aiutare gli altri, di pensare a chi soffre, di mettersi in gioco per regalare un sorriso. Nell’era di internet, la distanza tra la Calabria e Milano si percorre in soli pochi secondi, a differenza dei mezzi pubblici con l’alta velocità ancora un miraggio. Viaggiare in rete ci offre la possibilità ad avere la notizia che vogliamo proporre ai nostri lettori, restando il più fedele possibile a ciò che ci viene raccontato a distanza con un filmato a sostegno del mondo delle favole. Non lo sapevate? Il mondo delle favole esiste davvero e le persone che lo rendono vitale sono dei “grandi attori” per lo spirito che ci mettono nel rappresentare qualcosa che diventa un fattivo aiuto. Sono persone che siamo abituati a vedere con il camice bianco o verde, tra le corsie d’ospedali o di cliniche, sono gli angeli custodi ai quali affidiamo la nostra vita nel bisogno per lenire un male inaspettato. E loro alla propria ed infinita personalità riescono a metterci dell’altro: sanno essere umani. Proprio nel momento in cui si è più vulnerabili si ha bisogno di chi sa guardarti negli occhi ed infonderti quel coraggio che non hai. Queste persone sono medici e paramedici, ogni giorno si dedicano agli altri, spesso sottopagati, con turni da paura, che utilizzano il proprio tempo libero dedicandolo ancora una volta a fin di bene. E’ vero, soddisfano anche il proprio ego, ma lo fanno con dolcezza, con tenerezza, con impegno e con amore. Si cimentano da attori. Salire su un palco e recitare non è da tutti, ma loro, i personaggi di cui stiamo parlando, che lavorano in sala operatoria al “Besta” di Milano, trovano il coraggio di cimentarsi nella recitazione. Sono tre anni che questi medici-attori, si presentano al pubblico con uno spettacolo teatrale. Tra questi c’è un giovane e fresco sposo bisignanese. Francesco Rose, un figlio della nostra cara ed amata Bisignano, pur restando fedele alla propria terra ha trovato la sua strada nella metropoli milanese. Lavora nella sanità e da volontario si è dato tanto da fare a fianco dei malati da covid-19. In un mio libro “Dialoghi di un giornalista ai tempi del Covid-19” gli ho dedicato alcune pagine partendo dal padre, Roberto Rose, che per Francesco stravede e sceglie di andare a Milano per assistere alla rappresentazione che meriterebbe di essere inserita in un cartellone e portata in giro per tutta Italia, così sarebbero molto di più i proventi da devolvere in beneficenza. Francesco Rose, è volontario anche nella Croce Rossa e si dedica al teatro come molti suoi colleghi. L’ho conosciuto da ragazzo e ora lo ritrovo uomo, un degno interprete dei nostri giorni, di quella bella e straordinaria Italia costituita da giovani di talento, veri professionisti, ma a loro non basta, perché sentono il bisogno di dare ancora di più alla comunità. Sono un chiaro esempio di lucida scelta di come amare il prossimo. Proprio per questo ho anticipato che ci sono tante forme per aiutare. Questi attori in camice hanno scelto di farlo e di farlo anche bene, gratificati dal pubblico che numeroso non fa mancare il sostentamento per la finalità del progetto. Besta on stage, per la radioterapia e la radiologia “Un velo in musica”. “A Ida sarebbe piaciuto un sacco, non abbiamo lasciato perdere…”, recita così la locandina, con i protagonisti che si mostrano in foto che indossano gli abiti da suora. Al teatro Silvestrianum lo scorso 14 e in replica il 15 maggio è andato in scena lo spettacolo che ha avuto un grosso successo. Il cast formato da medici ed infermieri ha dimostrato di saperci fare non solo in corsia, anche sul palco non si sono smentiti, dimostrando una proverbiale capacità e coraggio a mostrarsi in pubblico ricordando le battute. Se gli viene più facile visitare e operare non è dato sapere, ci riserviamo una futura intervista, ma gli apprezzamenti che giungono sono copiosi per la performance dedicata alla beneficenza. I potenti mezzi della telecomunicazione ci ha fornito gli elementi per questo pezzo che vorremmo scriverne uno al giorno, proprio perché in questo modo si mostra la buona sanità che sa anche interagire con i pazienti per regalare loro un po’ d’allegria. Non tutti i giorni, purtroppo, si scoprono queste realtà, auspichiamo che anche in Calabria possa nascere qualcosa di simile. E mi riservo di girare quest’articolo proprio al professore Bruno Nardo, che conosco da tempo, che opera all’Annunziata di Cosenza, un chirurgo di alto livello, che penso sarebbe in sintonia con questo spirito goliardico dei colleghi del Nord. La dottoressa Veronica Redaelli, nata a Lecco, lì ha iniziato la sua carriera da ballerina in una scuola di danza, poi diventata insegnante e nel frattempo si è laureata in medicina. Un modello da esportare nella nostra società del bene e del bello. La sua storia personale ci dice che si è specializzata in neurologia e che lavora al “Besta”. Dopo qualche anno è riuscita a mettere assieme le innate aspirazioni per lo spettacolo, formando un gruppo che per beneficenza ha scelto di utilizzare anche forme alternative per aiutare gli altri. All’inizio è nato un coro, circa dieci anni fa, poi si è trasformato in compagnia teatrale. Si deve, quindi, a questa dottoressa lungimirante neurologa se il gruppo sforna una produzione all’anno. Nella prima il ricavato ha alimentato il reparto pediatrico con lo spettacolo “Colorilandia”, canzoni di cartoni animati; la seconda è stata “Mamma mia” e oggi il musical è una rivisitazione di Sister Act “Un velo in musica”. Dipendenti del Besta o ex dipendenti, infermieri, medici, ricercatori, 25 persone costituiscono il gruppo che ogni anno si ripropongono devolvendo il ricavato ad un reparto del Besta, con la speranza di ingrandirsi ed ottenere migliori risultati possibili. Da parte nostra un plauso e l’augurio che ciò avvenga, a distanza ci ripromettiamo di seguirli sino a che queste esperienze così significative possano interessare tutti i media e propagandarla sull’intero territorio nazionale.

Ermanno Arcuri