IL MEDICO ERNESTO LITTERA CI RACCONTA DEL CORONAVIRUS DALLA SUA POSTAZIONE NELLE MARCHE

Ernesto Littera, pediatra allergologo, opera da mezzo secolo a Bologna. In questa città si è trasferito da Bisignano, si è laureato e ha messo radici con la famiglia. Le sue origini però sono sempre vive, difatti, periodicamente ritorna in Calabria. Prima che questa pandemia scoppiasse così virulenta, nella cittadina dei suoi genitori ha festeggiato il compleanno con alcuni amici, tra questi l’odontoiatra Vincenzo De Rose, che ultimamente ha provveduto a consegnare delle mascherine alla protezione civile di Bisignano. In questo momento il dottor Littera si trova a Fermo nelle Marche, ospedale che deve far fronte ad un focolaio d’infezione importante in questa regione. “Anche qui sanità blindata, è una tragedia. Siamo tutti nelle mani di Dio, però alcune misure drastiche sono state prese, quelle che ci volevano, molti usavano l'ospedale impropriamente, anche per banalità, per non fare la fila dal medico curante – continua il pediatra Littera - il ritorno dei calabresi non lo condannerei più di tanto, unica avvertenza la provenienza se da zona infetta o no, il richiamo della foresta è sempre alto. Ciascuno di noi torna volentieri nella propria casa. Non dimentichiamo che la maggior parte è emigrata per necessità non per puro desiderio. Consiglio di stare a casa il più possibile evitare gli assembramenti, tenere le distanze, uscire con la mascherina, lavarsi le mani, non andare mille volte a fare la spesa, ma farla se possibile uno due volte a settimana. Se faremo cosi passerà più velocemente questo momento. Da calabrese a Bologna dove vivo, vedo lo sconcerto di tanta gente in giro, tanti in fila ai supermercati come ci fosse la guerra. Ma ce la faremo se ciascuno di noi sarà responsabile e ordinato cosa a cui noi non siamo abituati. Certo qui ci sono tanti ospedali, ma c’è bisogno di meno caccia bombardieri e più ospedali efficienti con personale medico e paramedico ben pagato. Ora tutti si ricordano e santificano i medici e gli infermieri, per anni hanno ridotto il medico ad un semplice impiegato. Inoltre hanno istituito un numero chiuso alla facoltà di Medicina, da eliminare – Hai scritto la poesia a “malanova” – Si, calza a pennello, ciascuno di noi se la leggesse ogni tanto capirebbe cosa è la vita e come superare i momenti difficili perché  “quannu a cancarena ti èija e nun ti lassa cchiù n'augunu assimiji”. Nulla sarà come prima, come in tutte le cose faremo esperienza di questa tragedia saremo più rispettosi nei confronti di medici ed infermieri in primis e poi di tutti coloro che sono il motore dell'Italia i produttori di beni e servizi. Fare il medico significa una missione molto delicata, difficile e sacrificata, per fortuna ho avuto a fianco una moglie meravigliosa che ha sempre capito il mio ruolo”. Informo il doc, Ernesto Littera, che dal municipio troneggia una gigantografia di sant’Umile, così il convento è illuminato con il tricolore, da parte sua un sospiro e: “bene, bene, viva l'Italia ce la faremo tutti uniti – si poteva fare meglio dopo la Cina - si doveva sapendo che questo virus girava da novembre-dicembre, bisognava adottare subito dure misure, ma i governanti nazionali, incapaci, non hanno voluto farlo, anzi hanno detto che era una banale virosi, salvo poi ricredersi man mano. Se fosse capitata per prima al sud sarebbe stata una tragedia ben più grande, bisogna riconoscere che al nord le strutture sanitarie, malgrado i tagli scellerati, tengono botta sono di alto livello, hanno saputo spendere meglio i soldi a differenza della Calabria, dove hanno chiuso i tanti ospedali piccoli ed importantissimi per decongestionare quelli grandi. E’ necessario uscire dalla gabbia europea che ci ha rovinato, fatta da burocrati e banchieri, che percepiscono fior di quattrini stando seduti dietro una scrivania, come i nostri amministratori in ospedale, buoni solo di tagliare posti letto, dare pochi soldi ai medici ed infermieri e al personale paramedico che svolgono una funzione importante. All’emergenza ritengo positiva la risposta dei medici, che malgrado alcune pecore nere, ci sono professionisti di qualità che non vengono mai meno ai propri doveri. Il mio papà “Pippino”, di cui ricorre oggi l'anniversario di morte, nonchè della mia laurea, stesso giorno per pura fatalità, quando qualcuno bussava diceva: “ scinni subitu ca ce unu ca nun sta buonu”. Fare il medico significa questo curare tutti perchè dinanzi alla malattia siamo tutti uguali – di Bisignano cosa ci dici seppur da lontano - Certamente Bisignano soffre come gli altri paesi, per fortuna sinora i bambini se la cavano meglio, sennò sarebbe una tragedia ben più grande. Se ciascuno di noi farà il suo dovere tutti insieme supereremo questo brutto momento – conclude Ernesto Littera - Secondo me sarebbe stato meglio controllare chi viene subito da zone infette, chiudere mi sembra troppo, non è necessario l’esercito, ma far rispettare le regole e le leggi che ci sono. Purtroppo non vedo tanti controlli ed espulsioni nei porti dove sbarcano ancora tanti migranti, penso sia doveroso da parte dei governanti proteggere gli italiani e controllare chi viene in Italia, oggi siamo più malmessi di altri che sbarcano, solo cosi saremo un vero popolo. Viva l'Italia ce la faremo tutti uniti”.

Ermanno Arcuri